PRAGA NEL MEDIOEVO

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Praga: il centro storico
Praga: il centro storico

Praga è una splendida città nel cuore dell’Europa. Ma la lasciamo descrivere al Prof. Franco Cardini, uno dei protagonisti del Festival del Medioevo. Praga è magica.

Il perché lo sanno tutti. Il Ponte Carlo, il celebre orologio a carillon della Piazza della Città vecchia; l’imperatore Rodolfo II “l’alchimista” e il suo pittore di corte, l’Arcimboldo; la leggenda del Golem e il vecchio cimitero ebraico caro a Umberto Eco; la musica di Mozart e quella di Dvořak; il Buon Soldato Švejk e l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Kundara; l’architettura gotica, quella “all’italiana” del Rinascimento, quella barocca e quella Jugendstyl; i sogni notturni di Apollinaire e gl’incubi di Kafka; l’ombra nera del Reichprotektor Heydrich, bello come un angelo e perfido come un demonio; il rogo di Jan Hus e quello di Jan Palach, martiri-custodi della liberà boema ed europea; il sapore della miglior birra del mondo e quello della Libertà nella “Primavera” dei mille concerti all’aperto. Chi non ha visto Praga illuminata in una dolce notte di prim’autunno ignora che cosa sia la gioia di vivere.

Praga, capitale segreta d’Europa. Ma – si potrebbe obiettare – quasi nulla delle cose che abbiamo or ora ricordato appartiene al periodo che convenzionalmente si denomina “Medioevo”. Eppure, ebbene sì, Praga è una città profondamente medievale: d’un Medioevo che magari è quello “lungo”, alla Jacques Le Goff, e magari è quello “eterno e ricorrente” del medievalismo romantico, che ormai piace tanto anche ai medievisti di professione (quanto meno a quelli che da qualche anno convergono a Gubbio ogni anno nei giorni del Festival del Medioevo).

E ce n’è un motivo. Anzi, ve ne sono millanta. A partire dalla mitica fondatrice di Praga, la “profetessa” Libuše forse identificabile nella figlia di un capotribù slavo che appartiene a una fase ancestralmente matriarcale di quella civiltà o forse antico spirito delle acque della Vltava e dei boschi della collina di Višehrad.

È medievale il principe-martire san Venceslao, figura storica del X secolo il monumento del quale divenne una specie di Altare della Patria durante il fatidico Sessantotto.

Sono medievali le belle chiese di San Vito, di Santa Maria del Týn, di Santa Maria delle Nevi; medievali le due porte turrite che vegliano ai due “capi” del Ponte Carlo, uno dei più famosi al mondo; medievale il convento delle clarisse di sant’Agnese di Boemia, la mistica corrispondente di santa Chiara d’Assisi e amata da Federico II; medievale, almeno nelle fondamenta, il superbo Hrad, il castello che domina la città; e medievale la fiabesca rocca di Karlstein nella quale Carlo IV di Lussemburgo-Boemia, nipote di Arrigo VII (l’imperatore di Dante) custodiva il suo tesoro.

Già, Carlo IV: l’imperatore del Petrarca e di Cola di Rienzo, colui che fu a un passo dal costruirsi una signoria tra Lucca e Siena che avrebbe potuto mutare le sorti della storia d’Italia e che, rientrato nella “sua” Boemia, trasformò l’ancora modesta città sulle rive della Vltava in una delle più belle città del Medioevo europeo, la dotò di una università – il Carolinum – copia quasi fedele di quella di Parigi dove ragazzo aveva studiato e nel 1356, con al sua celebre “Bolla d’Oro”, riformò la vecchia Res Publica Romanorum già ambiguamente ideata da Carlomagno, rimessa in piedi da Ottone I e dopo la grande età sveva del XII-XIII secolo avviata verso il declino stabilendone una nuova realtà istituzionale, quella del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica che, con i suoi Principi Elettori, sarebbe sopravvissuto fino all’inizio del XIX secolo.

Medioevo di Praga, rutilante di luce solare e oscuro di paurose leggende notturne: tutto oro e nero, come lo stendardo imperiale.”

Franco Cardini

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