IL GIULLARE NEL MEDIOEVO: 22/9 GUBBIO. UN NUOVO RACCONTO D’ARTE AL FESTIVAL DEL MEDIOEVO

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Il Giullare nel medioevo: lezione nel chiostro curata dal Prof Leonardo Catalano, fondatore di Narciso d'Autore e ospite del Festival del Medioevo da ormai diversi anni.
Il Giullare nel Medioevo

Sarà “IL GIULLARE NEL MEDIOEVO, NON SPARAMIAR NIUNO”, il nuovo tema che lo scrivente affronterà in un’inedita formula divulgativa presso il medievale chiostro del Convento di San Francesco a Gubbio per la IX edizione del Festival del Medioevo. Nel cuore del medioevo eugubino infatti rievocheremo le affascinanti e spesso disprezzate figure dei giullari, saltimbanchi e cantastorie. Spesso anime critiche e stigmatizzatrici del potere costituito e dei vizi umani questi personaggi a metà tra lecite e illecite figure sociali si sono mosse nelle tante corti europee. Lo stesso Francesco d’Assisi, frequentatore celebre di Gubbio (come dimenticare la vicenda del lupo di Gubbio ammansito dal santo di Assisi!), viene citato nei “Fioretti” con la felice definizione di “ giullare di Dio”. Questa descrizione ispirerà anche il regista Rossellini per il suo “Francesco giullare di Dio”.

Papa Leone X con il cugino cardinal Giulio de Medici e Luigi de Rossi. Raffaello, 1513, Uffizi

NON SPARAMIAR NIUNO

Il particolare titolo “non sparamiar niuno” fa riferimento al buffone/giullare di corte di un celebre Papa. Si chiamava Mariano Fetti e venne descritto come colui che “menando di man a Cardinali, a Vescovi non sparamiava niuno” (traduz. : non risparmiava nessuno). Siamo all’inizio del ‘500 e il Papa in questione è Giovanni de’ Medici reso celebre anche dal triplice ritratto di Raffaello conservato agli Uffizi di Firenze e intitolato : “Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi” (foto a sx). Le cronache riportano addirittura che la fama e il prestigio di cui godeva questo giullare lo portarono ad essere membro del corteo che nel 1513 accompagnò la nomina del Papa.

FORTUNE ALTALENANTI DEL GIULLARE NEL MEDIOEVO

Il giullare nel medioevo conosce però fortune e sfortune. Gli spettacoli che questi personaggi realizzavano erano ritenuti da Sant’Agostino (vissuto a cavallo tra IV e V secolo) da vietare ai catecumeni per “non cadere vittime delle turpissime platee del diavolo“. Più in là nei secoli il monaco benedettino Onorio di Autun (prima metà del XII sec. ) immagina in un dialogo tra precettore e discepolo il seguente dialogo:

“Hanno speranza di salvezza i giullari?”

“Nessuna, infatti in tutto sono ministri di Satana.”

Vivono alcune fasi difficilissime i giullari nel medioevo. Il loro utilizzo del corpo e delle gestualità, necessari per intrattenere il pubblico e guadagnare cibo e denari, è considerato elemento contrastante con la ricerca della spiritualità e con il tentativo di elevazione dell’anima tipici del nostro “evo di mezzo”. Il riso e l’ironia del giullare sono considerati : ” un peccato; è una specie di ebollizione della stoltezza. La stoltezza giunge al bollore sul fuoco della concupiscenza, mentre il buffone soffia su quel fuoco il vento della vanità”.

CARLO MAGNO CONTRO I GIULLARI E CONVENTI APERTI AI LORO SPETTACOLI!

Anche il celebre monarca Carlo Magno nel 789 emanò un capitolare teso a proibire a vescovi, abati e perfino alle badesse di possedere cani, falconi, sparvieri e giullari. Eppure si hanno testimonianze di numerosi chierici e prelati che non disdegnavano nei severi e isolati monasteri la compagnia di buffoni e giullari: a supportare tali tesi sono le sagaci cronache duecentesche di un monastero inglese. In un testo si narra di due poveri monaci cenciosi giunti affaticati e mal vestiti in un convento dove chiesero ospitalità. Il frate portinaio riferì al priore di quei due strani personaggi definendoli senz’altro mimi o buffoni e quest’ultimo li volle accogliere immediatamente sperando di poter accogliere due pantomimi esperti nell’arte del divertimento. Nel momento in cui i due poveri e rigorosi monaci affermarono di non essere “omiciattoli di tal genere” vennero cacciati violentemente con pugni e calci.

ABELARDO E FEDERICO II ALLE PRESE CON I GIULLARI

Il giullare nel medioevo incontra, come già scritto, numerose censure e ostacoli. Il caso del filosofo e teologo Abelardo è emblematico. Tristemente ricordato nella storia anche per la mutilazione subita come punizione per la storia d’amore vissuta con la sua allieva Eloisa, esprime il suo sdegno per quei prelati che accolgono con ricchi doni quegli inqualificabili personaggi: ” Perché i vescovi e i dottori della Chiesa in occasione delle feste più solenni che devono essere dedicate alla lode di Dio, chiamano alla loro mensa giullari, danzatori, prestigiatori […]ricompensandoli poi con doni che sottraggono ai beni della Chiesa e alle offerte per i poveri?”. Perfino l’illuminato Federico II decise di promulgare una tassa per chi, durante matrimoni, utilizzasse giullari e musicisti. Forse in questo caso più che un accanimento verso alcune “categorie lavorative” fu un’astuta manovra per portare alle casse dello stato denari utili al buon funzionamento della celebre macchina pubblica costruita dal monarca svevo.

I GIULLARI NELLA STORIA DELL’ ARTE

“I Giullari nel medioevo” sarà una ghiotta occasione per mostrare l’originale presenza dei giullari nella storia dell’arte. Dai preziosi codici miniati agli affreschi del Pisanello, passando per Mantegna, Bosch e arrivando al post medioevo con Velasquez e molti altri ancora. I giullari, cantastorie e saltimbanchi sono personaggi ai margini di una società che di loro però ha sempre avuto bisogno. In secoli in cui il teatro rappresentato appariva estinto dai tempi aurei di Plauto e Terenzio ai soli buffoni itineranti era consegnato il gravoso compito di mantenere viva la tradizione spettacolare. La caratteristica imprescindibile della natura umana orientata al gioco e all’evasione (aspetto tipico di tutti i mammiferi, e non solo) è quindi affidata nel medioevo, e oltre, a loro! Chiamati anche saltimbanchi: ovvero coloro che salivano sul palco di assi improvvisato o effimero. Intrattenevano i contadini, i soldati, i prelati, i papi e perfino gli imperatori. I monarchi con i loro momenti di noia, disperata solitudine (tipica di chi è solo al vertice del governo e che spesso poteva portare alla depressione o alla follia), possono essere mitigati e anestetizzati da personaggi scaltri e eccentrici. Nella storia dell’arte sono preziosi i contributi figurativi che raccontano per immagini ciò che invece la storia ha spesso cancellato. Pisanello ritrae un nano-giullare cavaliere nel ciclo incompiuto di Palazzo Ducale a Mantova. Sempre a Mantova nella Camera Picta ( più nota come Camera degli Sposi) Mantegna celebra la Nana di Compagnia, Claudia. Unico personaggio che guarda fuori verso di noi coinvolgendoci in una narrazione teatrale straordinaria. Molti altri artisti si sono cimentati nella rappresentazione di questi personaggi ai margini della società. E la conferenza a Gubbio permetterà di poter raccontare questo aspetto ancora poco affrontato nella disciplina storico-artistica.

Dove?

Festival del Medioevo di Gubbio (arrivato alla sua nona edizione) dal 20 al 24 settembre 2023

Quando?

Venerdì 22 settembre alle H 11.30 presso il Chiostro del Convento di San Francesco a Gubbio

Chi sarà il Relatore?

Lo storico dell’arte e professore Leonardo Catalano, protagonista per la quarta volta del prestigioso festival eugubino

Vi aspettiamo a Gubbio a Settembre. Nel più bel centro storico medievale del mondo!

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