I VICHINGHI: CHI ERANO DAVVERO?

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I Vichinghi: l'epopea del popolo nordico
I Vichinghi: il terrore che arriva dal mare

I Vichinghi, spietati predoni dei mari, spesso associati alla Scandinavia medievale. Tra l’VIII e l’XI secolo dilagarono in Europa seminando il terrore, dall’Atlantico al Mar Caspio per arrivare dal Mediterraneo al Baltico.

Sia nei fumetti, nei libri, nei film e nelle serie Tv sono onnipresenti quando si parla dell’argomento nordico. Nei media il termine vichingo viene spesso usato come sinonimo di scandinavo. Ma se tutti i Vichinghi furono scandinavi, non tutti gli scandinavi furono Vichinghi.

Per approfondire l’incredibile saga del famigerato popolo nordico citiamo un prezioso articolo tratto dal Festival del Medioevo.

I Vichinghi: alla scoperta delle loro origini

I Vichinghi erano una categoria specifica all’interno del mondo nordico: coloro che, tra l’VIII e l’XI secolo, si univano in una sorta di contratto o partnership e intraprendevano spedizioni in Europa occidentale – Isole britanniche, Francia, Germania, Spagna – e orientale – Baltico, impero Bizantino, Russia.

Al di fuori della Scandinavia i pirati nordici (I Vichinghi) erano conosciuti anche con altri nomi: i Danesi, Gli Svedesi. Mentre al Sud della Danimarca vengono anche tutti identificati come Normanni.

Nelle fonti slave, bizantine e arabe gli scandinavi che si diressero a oriente sono invece chiamati Rus’ e Variaghi, entrambi vocaboli di origine norrena: il primo, passato agli Slavi per il tramite dei Finni (il nome finlandese della Svezia, Ruotsi), probabilmente connesso alla parola röd (remo). Il secondo indicava originariamente un gruppo di uomini uniti da un giuramento secondo il quale spese e profitti prima e dopo di un viaggio o una spedizione all’estero, venivano condivisi.

I Vichinghi che attaccarono la Spagna mozarabica (al-Andalus) erano noti con il nome di al-Majus, ovvero adoratori del fuoco, quindi per estensione pagani. Il termine, che identificava soltanto gli Zoroastriani, dal IX secolo cominciò a essere impiegato in una accezione più ampia che includeva tutti i popoli di religione diversa dalle tre fedi monoteistiche.

Alla radice delle spedizione vichinghe

Uomini del Nord (i vichinghi) abbandonarono le proprie case per cercare fortuna in terre lontane. Accantonate ormai le spiegazioni monocausali avanzate in passato, insufficienti per comprendere un fenomeno così complesso, oggi si è orientati piuttosto a considerare una concomitanza di fattori demografici, economici e politici, sia interni che esterni al mondo nordico.

Primo aspetto da considerare è il fatto che in alcune regioni della Scandinavia l’aumento della popolazione, favorito da condizioni climatiche più miti rispetto al passato, avrebbe provocato una carenza di terra e una diminuzione delle risorse disponibili, con una conseguente massiccia emigrazione di uomini.

Secondo aspetto da tenere presente è che dalla fine del VII secolo l’intensificazione dei traffici tra l’Inghilterra e il continente e poi di quelli nel Baltico favorirono lo sviluppo di grandi insediamenti commerciali da cui trassero beneficio anche gli scandinavi. Non solo appresero le tecniche di navigazione impiegate dagli altri popoli, ma acquisirono anche informazioni sulle condizioni politiche ed economiche interne di alcuni regni e paesi europei.

Infine, terzo punto, occorre non sottovalutare l’attitudine guerriera dei Vichinghi e il loro desiderio di arricchimento e di successo. Nella Scandinavia dell’epoca, soprattutto laddove mancava un forte potere centrale come quello monarchico, la guerra poteva infatti essere un mezzo di promozione sociale individuale. Chi tornava in patria portando con sé un ingente bottino aumentava la propria influenza e il proprio peso politico.

Chi partecipava alle spedizioni vichinghe proveniva spesso dalle classi più agiate della società: re, conti o capi locali per i quali la guerra rientrava nella normale pratica di governo. Per loro organizzare e condurre spedizioni armate era importante anche per ragioni di prestigio ed economiche: le vittorie conferivano fama ai signori e ne rafforzavano il potere e la credibilità; costituivano una preziosa fonte di ricchezza per arruolare truppe, allestire flotte, stringere amicizie e alleanze.

Tra i Vichinghi era facile trovare giovani di buona condizione sociale. La militanza all’estero era un’opportunità perfetta di arricchimento non soltanto materiale ma anche per l’esperienza del viaggio in terre lontane, in cui si dovevano affrontare pericoli e battaglie. Anzi questo percorso era visto come il modo ideale per conseguire onore, fama e ricchezza.

Attorno al VII secolo vennero introdotti l’albero a vela e la chiglia. Quest’ultima al posto dell’asse orizzontale che fungeva da base. La chiglia fu una novità importante che permise ai marinai scandinavi di affrontare anche il mare in burrasca. La forma stretta e lunga con un basso pescaggio era infatti ideale per risalire il corso dei fiumi.

L’espansione del territorio vichingo in solo due secoli

793: l’anno dell’attacco norvegese al monastero inglese di Lindisfarne (8 giugno): da quel momento, per più di due secoli gli uomini del Nord infuriarono praticamente su tutto il continente. Le spedizioni si svilupparono infatti lungo due direttrici principali, una orientale, l’altra occidentale.

La prima, dal Baltico, seguiva il corso dei grandi fiumi russi e conduceva ai territori dell’Impero bizantino e oltre fino al Mar Caspio e al califfato di Baghdad. Essa fu percorsa soprattutto dagli svedesi che nella prima metà del IX secolo fondarono le basi del futuro principato della Rus’ di Kiev, in norreno chiamato Garðaríki (Regno delle città). Nell’860 giunsero persino ad assediare Costantinopoli.

L’altra fu invece intrapresa prevalentemente da danesi e norvegesi, che imperversarono in tutto l’arcipelago britannico e nell’Europa sud-occidentale, procurandosi basi logistiche o insediamenti veri e propri da cui ripartire per ulteriori scorrerie. Solo per citarne alcuni, ricordiamo lo stanziamento in Irlanda, nell’area dell’odierna Dublino, in Francia quelli alla foce della Senna e della Loira, per poi arrivare nella terra che prese il nome di Normandia. Nell’Inghilterra nord-orientale la creazione del Danelaw o [terra sottoposta alla] legge dei Danesi.

La furia vichinga non risparmiò neanche l’Europa meridionale, I Vichinghi si affacciarono per la prima volta nell’844 attaccando senza successo la città galiziana di La Coruña e poi espugnando Lisbona, Cadice, Medina e Siviglia, prima di essere finalmente respinti dalle forze musulmane dell’emiro Abd al-Rahman II.

Ben più nota è la spedizione condotta circa quindici anni dopo dal capo vichingo Hásteinn, che in alcune tradizioni più tarde troviamo affiancato a Björn Ragnarsson detto Járnsíða (Fianco di Ferro). Nell’859, partendo dalla Bretagna, Hásteinn e Björn colpirono la penisola iberica per poi proseguire verso sud, superando, primi tra gli scandinavi, lo stretto di Gibilterra. Dopo aver compiuto altri saccheggi in nord Africa e in Spagna i Vichinghi raggiunsero la Francia meridionale attaccando Nîmes, Arles e Valence. Ricacciati indietro, si diressero ancora più a est, verso l’Italia, espugnando la città di Luni, e risalendo poi l’Arno fino a Pisa prima di riprendere il mare.

Da questo momento in poi i loro spostamenti si fanno incerti: forse proseguirono verso l’oriente ma nell’861 furono ritrovati nel Mediterraneo occidentale. Qui provarono ad attraversare lo stretto di Gibilterra ma si imbatterono in una grossa flotta araba, che gli causo gravi perdite. Nella primavera dell’862 le navi superstiti fecero ritorno in Francia dove avevano alcune basi.

Le spedizioni erano all’inizio su piccola scala e andarono progressivamente intensificandosi nel tempo. in Inghilterra, Irlanda e Francia si passò da spedizioni stagionali a razzie sempre più frequenti. Le truppe scandinave passavano l’inverno sul posto e tornavano ad attaccare all’arrivo della buona stagione. In altre regioni d’Europa, come in Frisia, si ebbe da subito lo stanziamento degli invasori. Spesso l’unica possibilità di far cessare gli attacchi era quella di consegnare ai Vichinghi grandi somme di denaro. Nell’Inghilterra anglosassone assunsero il nome significativo di danegeld (tributo dei Danesi).

Complice la suddetta confusione tra “Vichinghi” e “Scandinavi”, nell’immaginario comune vengono spesso ed erroneamente ricondotti al fenomeno vichingo alcuni viaggi ed esplorazioni che, tra IX e XI secolo, condussero i nordici alla scoperta e alla colonizzazione di isole e terre atlantiche fino ad allora sconosciute o disabitate.

È il caso dell’Islanda e delle Fær Øer (Isole delle pecore). Raggiunta a partire dalla seconda metà del IX secolo da emigrati per lo più norvegesi, e della Groenlandia, scoperta nel 985 dal possidente norvegese Erik il Rosso e da questi così chiamata nella speranza di attirarvi altri coloni. Erik, però, non era un vichingo, come non lo era Bjarni Heriólfsson, il mercante islandese che attorno al 986, spinto fuori rotta dai venti mentre cercava di raggiungere anche lui l’insediamento groenlandese, avvistò le coste di una terra ignota. resosi conto che non si trattava della Groenlandia, Bjarni riprese il largo finché, dopo cinque giorni, scorse finalmente le sponde groenlandesi. Quando le notizie di questi avvistamenti si diffusero in Groenlandia, Leif, figlio di Erik il Rosso, decise di ripercorrere la rotta di Bjarni nel tentativo di esplorare la terra da lui scorta a ovest: a tale scopo, egli acquistò la sua nave e ingaggiò il suo equipaggio, insieme al quale partì nell’anno 1000. Dopo alcuni giorni di navigazione, Leif e i suoi sbarcarono dapprima su una terra montagnosa e segnata dai ghiacci, da Leif chiamata Helluland o Terra dalle rocce piatte (forse l’Isola di Baffin), quindi in una regione boscosa cui fu dato il nome di Markland o Terra delle foreste (Labrador), infine su una terra molto più ricca e fertile, situata più a sud, che Leif chiamò Vínland o Terra del vino (Terranova), per via della presenza di piante di vite selvatica.

Negli anni successivi, a queste prime spedizioni esplorative fecero seguito tentativi di insediamento nel Vínland. Fra tutti, il più ambizioso e organizzato fu quello dell’islandese Thorfinn Karlsefni.

Il crepuscolo dei Vichinghi

Dall’Atlantico settentrionale al Mediterraneo, dallo Stretto di Gibilterra al Mar Caspio, quello dei Vichinghi fu dunque un impetuoso viaggio che aumentò l’orizzonte geografico dei Nordici oltre i confini del mondo allora conosciuto. Al tempo stesso espose la società scandinava a influenze e novità dall’esterno, soprattutto il cristianesimo. Inevitabilmente diede inizio a un processo di cambiamento interno che sarebbe stato determinante nel segnare il tramonto dell’epoca vichinga.

Per la conclusione di questa fase storica viene individuata una data simbolica, il 1066: l’anno in cui provarono a conquistare l’Inghilterra. Il re norvegese Haraldr Sigurðarson cadde effettivamente in battaglia a Stamford Bridge.

Il declino dell’era vichinga fu un fenomeno più lungo e graduale, causato da una evoluzione e da una trasformazione politica, religiosa, sociale e culturale che si concluse all’inizio del XII secolo. Tale processo aveva prodotto in Scandinavia una serie di cambiamenti fondamentali modificando i valori culturali, l’etica e la mentalità. Erano anche emersi inevitabilmente nuovi ceti sociali.

Benché tali mutamenti si verificassero in ciascun paese con tempi e modi differenti, elementi comuni furono la conversione della popolazione al cristianesimo, il consolidamento dell’istituzione monarchica in Danimarca, Norvegia e Svezia e la cessazione delle spedizioni vichinghe, che sotto la spinta di un processo di accentramento del potere furono progressivamente sottratte al controllo dei capi locali e infine sostituite da vere e proprie campagne di conquista, organizzate e guidate direttamente dai re.

Al volgere tra il XI e il XII secolo, l’era vichinga giunse al termine, lasciando il posto a una nuova parte della storia scandinava. Dalle sue ceneri sarebbero infatti sorte tre grandi monarchie cristiane Danimarca, Norvegia e Svezia. cui si devono affiancare l’Islanda (indipendente fino al 1262, quando si sottomise alla corona norvegese) e la Groenlandia (anch’essa annessa alla Norvegia nel 1262-1264).

In ultima analisi l’epoca vichinga, in quanto fase di transizione e di incontro/scontro tra popoli diversi, risultò decisiva per la piena integrazione dei paesi nordici nel contesto europeo.

Francesco D’Angelo

Per chi volesse approfondire l’argomento sulla storia dei Vichinghi è possibile consultare l’articolo originale cliccando qui.

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