HARRY POTTER E I DONI DEL MEDIOEVO.

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La Saga di Harry Potter attinge profondamente dal Medioevo. O da quello che noi moderni immaginiamo essere l'epoca di mezzo.
Harry Potter e il Medioevo

Harry Potter e la sua saga hanno profondamente inciso nell’immaginario dei più giovani, e non solo, del medioevo. Il successo internazionale del personaggio è indiscusso. Anche noi lo abbiamo sperimentato quando a Milano vi fu la mostra a lui dedicata. Narciso d’Autore condusse decine di famiglie alla Fabbrica del Vapore. Era il lontano 2018! Ma sul tema vogliamo riportare un interessante approfondimento, tratto dal Festival del Medioevo di Gubbio.

La Saga di Harry Potter e il Medioevo

La generazione cresciuta negli anni Novanta è stata travolta dal fenomeno Harry Potter: dai libri ai film, ai gadget, ai parchi a tema. L’universo costruito da J.K. Rowling ha fatto sì che milioni di bambini crescessero sognando che un giorno sarebbe arrivata loro una lettera dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Parte del fascino suscitato dalla saga di Harry Potter lo si deve alle atmosfere “medievali” che la scrittrice ha saputo creare. Perché, pur non essendoci chiari riferimenti al Medioevo, quando ci immergiamo in mondo magico, non si può non pensare all’Età di Mezzo.

Il Medioevo, come abbiamo imparato, nella contemporaneità si configura come il periodo del mistero per eccellenza, dell’ignoto e dove tutto è possibile. E in Harry Potter è un contenitore di magia.

J.K. Rowling in diverse interviste afferma che per la costruzione del mondo del giovane mago si è rifatta principalmente al folklore e alla letteratura inglese. I suoi studi classici riemergono nella scelta dei nomi dei personaggi, degli animali e nelle parole utilizzate per gli incantesimi. Spesso i riferimenti che cogliamo maggiormente sono propri quelli inerenti al mondo classico. Uno su tutti lo pseudo latino utilizzato negli incantesimi, o i nomi di alcuni personaggi che sono nomi parlanti e strizzano l’occhio appunto alla classicità.

Chi ha letto i libri della saga sa che il Medioevo, inteso come periodo storico, non è nominato molte volte. Lo incontriamo quando il trio di giovani maghi, composto da Harry, Ron e Hermione, è a lezione di storia della magia, materia presentata come noiosa e insegnata dal fantasma di un professore. Durante queste lezioni si parla di conferenze magiche tenute per affrontare i più disparati problemi, dei roghi delle streghe o meglio presunte tali, poiché ci viene raccontato che in realtà quando i Babbani alla fine incappavano in una strega o in un vero mago quest’ultimo rendeva le fiamme fredde con un incantesimo e perciò non moriva.

Ma è proprio durante il Medioevo che viene fondata la scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Nel resto della saga, l’Età di Mezzo è presente solo indirettamente. Con dei rimandi non sempre facilmente riconoscibili ma che comunque la nostra mente registra come medievali perché quando parliamo di magia la nostra immaginazione vola subito a questo grande contenitore che è il Medioevo. L’autrice quindi non ha avuto la necessità di costruire un mondo concretamente medievale poiché l’immaginario medievale è associato agli elementi di cui è composta la sua storia.

Medioevo e magia

Addentrandoci più nello specifico, occorre, innanzitutto, soffermarsi sul concetto di magia. Perché nel Medioevo aveva una valenza diversa rispetto a quella che noi gli diamo oggi. La magia medievale è spesso un tutt’uno con lo studio della natura: spiega le leggi che governano il mondo e insegna come sfruttarle a proprio vantaggio.

Per l’utilizzo della magia l’uomo non può fare affidamento solo su se stesso ma deve ricorrere, semplificando il discorso, o all’intervento di un essere soprannaturale oppure a delle formule, o ancora all’aiuto di un talismano. Concentriamo il discorso sulle formule magiche perché sembra essere più vicino al mondo letterario che stiamo trattando. Spesso le parole, secondo i teologi medievali, hanno una funzione supplicante e comunicativa, di evocazione dell’essere soprannaturale in sé, quindi di fatto non hanno alcun potere magico.

Un’interpretazione diversa sul potere delle formule viene fornita dal filosofo arabo al-Kindi (800-866 ca.). Nella sua opera De radiis spiega come il mondo funzioni basandosi su due elementi: le materie pregiacenti e i raggi. Questi ultimi, secondo al-Kindi, sono trasmessi dalle stelle e penetrano nella materia già variamente formata. Come scrive la ricercatrice Ilaria Parri, nel suo libro La magia nel Medioevo:

per il filosofo arabo, infatti, non sembra esserci una differenza strutturale tra la parola magica e la parola “normale”, il meccanismo di azione è identico per entrambe. Come ogni altra realtà anche i suoni, e dunque le parole che di suoni sono composte, emettono raggi attraverso i quali agiscono nel mondo degli elementi. Conformemente all’assunto che nulla accade per caso nell’universo, il potere dei suoni, delle voces, di produrre effetti non è arbitrario. Ma dipende dall’armonia celeste da questa infatti i suoni traggono le proprie qualità.

Il filosofo identifica due tipologie principali di suoni: quelli il cui significato è attribuito dall’armonia celeste, come i versi animali, e quelli invece il cui significato è attribuito dall’uomo e quando i due significati, uno naturale e l’altro artificiale, coincidono l’efficacia del suono è massima. Attraverso le parole si possono ottenere gli effetti più disparati. Si possono mutare gli elementi, modificare le passioni dell’anima ed altro ancora, e anche se devono essere pronunciate in determinati momenti e luoghi ciò che più conta sono l’intenzione e l’immaginazione di colui che recita la formula.

Quindi possiamo affermare che la magia secondo il filosofo al-Kindi è insita nella natura. La natura stessa, secondo una concezione rinascimentale, è magia. Invece nel mondo di Harry Potter la magia, da quello che possiamo dedurre dato che la Rowling non ne spiega l’effettivo funzionamento, sembra essere connaturata solo in alcuni esseri viventi: ha la possibilità di alterare la realtà ed esprimersi attraverso formule magiche, e se la si padroneggia a livello avanzato, non vi è neanche la necessità di profferire parola.

Per esercitare la magia nella saga di Harry Potter quindi di norma non basta solo l’intenzione, come sosteneva al-Kindi. Ma possiamo rintracciare una posizione simile a quella dell’autrice britannica nell’età medievale?

La risposta è sì, anche se ci troviamo a cavallo fra Medioevo e Rinascimento. Il filosofo aristotelico Pietro Pomponazzi (1462-1525) può fare al caso nostro: è uno dei pochi a sostenere che l’uomo possa intervenire e modificare la realtà in virtù del fatto che padroneggia la magia. Di conseguenza, l’essere umano non avrebbe bisogno dell’intervento di un agente esterno, come un demone, per operare. Ma non tutti gli uomini sono “maghi”. Solo alcuni individui sono dotati di virtù analoghe a quelle che si trovano in certe piante, animali o pietre.

Con questo non si vuole affermare che J.K. Rowling conosca i personaggi nominati poc’anzi, o che abbia tenuto conto di queste concezioni per costruire il suo mondo, ma semplicemente si vuole sottolineare come la magia nel Medioevo avesse una valenza completamente diversa da quella odierna.

Occorre anche prestare attenzione al linguaggio utilizzato per gli incantesimi potteriani che risulta essere molto simile al latino. A volte mescolato all’inglese o a un’altra lingua. Un latino sicuramente maccheronico, semplificato, storpiato perché possa risultare comprensibile anche a un pubblico che non conosce la lingua di Cicerone. La scelta del latino è sicuramente significativa. Possiamo supporre che sia stata usata per due ragioni: molto probabilmente per una questione di comodità, considerando che l’autrice ha fatto studi classici, e poi perché il latino è una lingua antica, non in uso, e anche per questo più facilmente manipolabile. Si tratta insomma di un latino immaginato e immaginario, che conserva un alone di mistero ai nostri occhi.

Il Medioevo di Re Artu’

Sempre a proposito di Medioevo, moltissimi studiosi hanno messo in luce come in tutta la saga di Harry Potter siano ricorrenti elementi riconducibili al mito di re Artù; alcune volte si trovano riferimenti espliciti, ma sono molto più presenti i rimandi impliciti.

Iniziamo dai primi. L’unico personaggio del ciclo arturiano esplicitamente menzionato è Merlino, l’archetipo del mago. Leggendo i libri scopriamo che Albus Silente ha ricevuto l’Ordine di Merlino Prima Classe, uno dei più alti riconoscimenti del mondo magico, per aver sconfitto il mago oscuro Grindelwald. Si tratta di un premio prestigioso donato a chi si è distinto nei servizi resi alla comunità magica, ed è conferito dal Wizengamot, uno dei principali organi di governo del mondo magico inglese, che, a grandi linee, funziona come un parlamento. Questa onorificenza consiste in una medaglia coordinata a un nastro verde che si dice fosse il colore della casa a cui apparteneva Merlino (quindi Serpeverde). Ma la stessa Rowling non ci dice niente di più riguardo al leggendario personaggio.

Un altro riferimento esplicito alla storia di Artù ce lo fornisce il ritratto di Sir Cadogan (assente nei film ma presente nel terzo volume della saga Harry Potter e il prigioniero di Azkaban), conservato ad Hogwarts. Costui era un cavaliere della Tavola Rotonda la cui storia non è stata tramandata nella tradizione babbana (dei non maghi) della leggenda. Presenta dei tratti caricaturali, poiché cavalca un grande pony dato che il suo destriero fu mangiato da un grande mostro noto come la Viverna di Wye. Ma al di là della sua poco nobile cavalcatura, è descritto come un uomo impavido, determinato e bellicoso. Tratti che dovrebbero appartenere a ogni buon cavaliere.

I riferimenti al ciclo bretone si esauriscono infine con i nomi di alcuni membri della famiglia Weasley, partendo dal capofamiglia Arthur, passando per uno dei suoi figli Percy, diminutivo di Perceval, e la piccola Ginny, diminutivo di Ginevra, un personaggio che proprio per via del suo carattere forte e determinato non può diventare altro che la compagna del protagonista, Harry Potter.

Il legame con il mito arturiano è presente proprio perché incarna uno dei massimi esempi del cammino archetipico dell’eroe, che si ritrova nelle antiche tradizioni letterarie di vari popoli. Artù è, nel nostro immaginario e in quello medievale, tutto ciò che si suppone debba rappresentare l’eroe ed è per questo che risalta ai nostri occhi più di tante altre figure. È l’Eroe per eccellenza. C’è un mondo governato dalla magia, dove il protagonista è chiamato a sfidare forze oscure per salvare il proprio signore o più spesso una fanciulla, dove anche i luoghi, come una foresta, diventano posti dove si annidano forze ingovernabili, positive e negative: uno spazio liminale dove Harry alla fine trova anche la morte.

Nel caso della saga di Harry Potter tutto questo si riflette nella costruzione di un altro mondo, che vive e convive con quello non magico, non sempre in armonia. Un mondo che deve rimanere nascosto per la salvaguardia di tutti dove Harry che combatte una guerra che solo lui può vincere. Diversi studiosi si sono soffermati sul mettere in luce le analogie fra Harry e Artù. Potter è il predestinato così come lo è Artù: non devono salvare una fanciulla indifesa ma un intero popolo e devono essere pronti anche a sacrificare se stessi. Non solo, Harry e Artù hanno come mentori due maghi assai potenti, saggi e anziani che li guidano nelle loro scelte. Queste due figure decidono di nascondere i loro protetti per salvarli: Harry e Artù crescono senza conoscere i loro genitori e il loro destino, ma entrambi sono destinati a salvare tutti.

A sottolineare la somiglianza con la figura archetipica del sovrano di Camelot c’è il possesso di una magica spada: quella di Godric Grifondoro, che arriva ad Harry nel momento del bisogno. Così come Artù, in una certa tradizione, dimostra di essere il degno re degli inglesi estraendo la spada dalla roccia, Harry estrae la spada dal Cappello Parlante perché ha dimostrato di essere un vero Grifondoro, e quindi un vero cavaliere. A proposito di cavalleria e di cavalieri non mancano in tutta la saga riferimenti all’etica cavalleresca, alla rettitudine morale e anche, in una certa misura, alla Tavola Rotonda.

Harry è il perfetto cavaliere, da un certo punto di vista ricorda quasi Lancillotto o Artù da giovane poiché si dimostra ingenuo in più di un’occasione, non conoscendo il mondo in cui è stato catapultato. E soprattutto non ha pregiudizi: è un puro di cuore che è disposto anche a salvare il proprio nemico (ad esempio quando nel settimo volume salva Draco Malfoy dalle fiamme di una maledizione), non come il resto del mondo magico che, come tutte le società, è pieno di preconcetti. Il Bambino che è Sopravvissuto prende parte anche a gruppi elitari creati per sconfiggere il male: il primo è l’Ordine della Fenice, creato da Silente, dove ognuno ha compiti specifici e qualità specifiche, costruito per opporre una resistenza armata contro Voldemort.

Poi abbiamo l’Esercito di Silente, fondato da Hermione con il beneplacito di Harry nel quinto libro della saga (Harry Potter e l’Ordine della Fenice) per resistere alle ingerenze della professoressa Umbridge e per preparare gli studenti ai pericoli che stanno tornando a popolare il mondo della magia e non solo. In entrambe queste strutture si possono notare le caratteristiche di un ordine cavalleresco e traspare l’eguaglianza fra i vari membri, tratto che ricorda la Tavola Rotonda.

Infine, nella versione originale il Nottetempo, il bus che viene in soccorso di Harry Potter nel terzo volume della saga, è chiamato Knight Bus (Bus Cavaliere) proprio per sottolineare il carattere di aiuto e protezione che il mezzo di trasporto fornisce ai maghi in difficoltà.

Anche la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts ha dei misteri da svelare. Sappiamo che è stata fondata in un momento imprecisato del Medioevo, forse nel X secolo, dai quattro maghi più famosi del loro tempo: Godric Grifondoro, Tosca Tassorosso/Tassofrasso, Priscilla Corvonero e Salazar Serpeverde. Costoro non solo ambivano a creare un luogo dove poter far studiare i giovani maghi e le streghe, ma desideravano anche avere un posto dove tenere al sicuro gli adolescenti dalle persecuzioni dei babbani.

Medioevo e medioevi

Il Secolo di Mezzo quindi ci viene descritto come un periodo buio, superstizioso, un Medioevo stereotipato che si configura come il tempo della caccia alle streghe, fenomeno storico che in realtà, come ben sappiamo, si è sviluppato a partire dal tardo Medioevo per poi raggiungere l’apice nell’Età Moderna.

Troviamo riferimenti medievaleggianti anche nelle materie studiate a scuola: il Medioevo è direttamente presente nelle lezioni di Storia della Magia (mancanti nei film) tenute dal professore fantasma Ruf/Binns. Così i ragazzi studiano la caccia alle streghe e come i veri maghi sanno scampare al rogo.

Altra materia, tra le preferite di Hermione e appena accennata nei film con protagonista Harry Potter, è Antiche Rune: le rune sono un tipo di alfabeto, o meglio più di uno, sviluppato nel corso del tempo dalle popolazioni germaniche, in uso fino al XII secolo. Ad esse è stato spesso associato un utilizzo magico, la cui reale entità storica è tutt’ora argomento di discussione.

Ma anche Erbologia e Pozioni hanno delle basi medievali: basta pensare agli erbari e ai libri di magia e di medicina dell’Età di Mezzo. La Rowling, basandosi sul folklore popolare e sugli studi fatti per i suoi romanzi, ha preso tutti questi elementi e li ha fusi insieme; un esempio sono le mandragole, piante che presentano delle radici antropomorfe descritte nei più antichi erbari medioevali. O anche il calderone usato durante le lezioni del professor Piton, un oggetto che da sempre, o comunque fin dal Medioevo, è associato alla stregoneria.

Grande assente tra le materie di Hogwarts è l’alchimia (corso facoltativo per gli studenti al sesto e al settimo anno), che incontriamo, esplicitamente, nel primo libro della saga tramite la pietra filosofale e Nicolas Flamel. Quest’ultimo fu un personaggio realmente esistito, vissuto nella Parigi del XV secolo: leggenda vuole che sia stato l’unico a confezionare la pietra filosofale capace di tramutare il vile metallo in oro e creare l’Elisir di lunga vita. Ma come la Rowling sa bene, l’alchimia non ha molto a che vedere con la materialità del mondo: è un viaggio spirituale che conduce colui che lo intraprende all’illuminazione. E se ci pensiamo, il viaggio che Harry intraprende è proprio questo: dall’ignoranza del suo destino man mano acquisisce, o meglio ricerca, tutti gli elementi che lo portano a comprendere come il suo sacrificio sia necessario per la sconfitta del male.

Non solo, la stessa Rowling ci informa che la scelta dei nomi di Hagrid e Silente, rispettivamente Rubeus e Albus, non è casuale. Il primo porta il nome del colore rosso in latino, il secondo del bianco: due colori molto presenti nei testi alchemici che rappresentano i diversi lati della natura umana che devono essere riconciliati.

Questi personaggi sono molto importanti per Harry perché incarnano i due lati della figura paterna che il giovane mago cerca di continuo: Hagrid è la parte più calda e selvaggia, Silente invece quella intellettuale e distaccata.

A proposito di personaggi realmente esistiti citati nella saga, non può non essere menzionato Beda il Bardo, lo scrittore di fiabe per bambini maghi che nel nome ricorda in modo evidente Beda il Venerabile, vissuto fra il VII e l’VIII secolo in Inghilterra e considerato uno dei più importanti eruditi medioevali.

Gli animali di Harry Potter

Il nostro viaggio continua ed è giunto il momento di affrontare la fauna presente nel mondo del giovane mago nato dalla fantasia di J.K. Rowling. Gli animali sono presenti già nei libri dedicati ad Harry Potter, ma è con i recentissimi film dedicati alla figura del magizoologo Newton “Newt” Scamander che scopriamo meglio questo aspetto. Partendo dagli animali da compagnia che i ragazzi possono portare a Hogwarts incontriamo il gatto, il rospo e il gufo, tre creature associate fin dai tempi antichi alla notte che nel Medioevo hanno assunto un’accezione negativa essendo identificati quali animali delle streghe, come viene illustrato nel Malleus Maleficarum, famosissimo manuale inquisitoriale.

La Rowling è così che ce li presenta, anche se lei stessa non li considera come animali “famigli”, che fin dal Medioevo erano considerati dei demoni minori servitori delle streghe.

Gli animali fantastici prima di essere un film è un libro, pubblicato per la prima volta nel 2001: un vero e proprio manuale con tanto di annotazioni di Harry Potter (che purtroppo sono andate perdute nella più recente versione del volume) che la Rowling attribuisce alla penna di Newt Scamander.

Il magizoologo viaggia alla ricerca di creature magiche: il suo scopo non è solo quello di classificarle e documentarle, ma anche e soprattutto quello di sensibilizzare il mondo dei maghi al rispetto e alla salvaguardia di questi animali. Nell’introduzione del libro Gli animali fantastici si legge:

Per quanto a molti maghi possa sembrare sbalorditivo, i Babbani non sono sempre stati ignari delle creature magiche e mostruose per nascondere le quali abbiamo lavorato così a lungo. Uno sguardo all’arte e alla letteratura babbane del Medioevo rivela che molte delle creature che oggi essi ritengono immaginarie a quel tempo erano note come reali.”

La descrizione di queste creature si può trovare in un bestiario: un genere letterario, un compendio che mira a celebrare la Creazione e il Creatore, a insegnare valori morali e religiosi attraverso l’illustrazione delle caratteristiche delle varie specie animali.

Queste caratteristiche si riferiscono all’aspetto fisico, al comportamento, alle abitudini, al rapporto con le altre specie, alle leggende che lo riguardano. Poco importa se gli attributi delle bestie siano reali o immaginari, perché l’animale è un simbolo di qualcosa di superiore.

Esistono due diversi atteggiamenti adottati dagli autori cristiani medievali nel rapporto con gli animali: c’è chi li contrappone all’uomo, essere intelligente e capace di discernere tra bene e male, e chi, invece, sostiene la perfetta comunione tra uomini e animali perché Dio li salverà entrambi. Generalmente nei bestiari prevale questo secondo atteggiamento.

Nel manuale Gli animali fantastici di J.K. Rowling le creature magiche sono disposte in ordine alfabetico e classificate in base alla loro pericolosità. Nei bestiari medievali si predilige dividere gli animali in 5 famiglie: quadrupedi, uccelli, pesci, serpenti e vermi. I confini di queste categorie sono molto labili ed elastici. Ad esempio, nella categoria vermi rientrano non solo le larve ma anche gli insetti, qualche roditore e perfino i molluschi.
Per le creature che costellano l’universo potteriano la Rowling ha attinto non solo dalla sua fantasia ma anche dalla mitologia greco/romana veicolata attraverso il Medioevo.

Un esempio è l’unicorno, che nella mitologia classica è un animale simile ad un asino con un piccolo corno fra gli occhi. Ma con il passare del tempo il suo aspetto così come le sue caratteristiche mutano. Nell’età medievale si trasforma: assume sembianze più equine, anche se è un ibrido di vari animali, è noto per la sua purezza e il corno ha delle proprietà curative. L’autrice riprende queste caratteristiche, dando però all’unicorno fattezze completamente equine e attribuendo proprietà magiche non solo al corno ma anche al sangue dell’animale.

Riguardo al basilisco, nel libro pseudoimmaginario Gli animali fantastici si legge che da un uovo di gallina covato da un rospo nasce un serpente provvisto di poteri, con zanne velenose e uno che sguardo uccide – informazioni che non si ritrovano nei testi greco-romani. Un basilisco, nel Medioevo, è invece un ibrido: quando un gallo vecchio depone le uova capita che esse vengano covate o da un rospo o da una serpe dando vita a un animale che ha testa, ali, zampe di un gallo e il resto del corpo di un serpente, nel cui corpo scorre veleno e che uccide con lo sguardo.

Nei film tratti dalle opere della scrittrice e sceneggiatrice britannica, senza entrare nel merito della loro attinenza ai libri bisogna sottolineare che anch’essi hanno contribuito a rafforzare l’immaginario medievale già presente nella saga, grazie alla scelta dei luoghi e di numerosi edifici nella rappresentazione dell’età medievale, come il chiostro della cattedrale di Gloucester oppure gli interni dell’università di Oxford.

Il Medioevo presente nell’universo fantastico creato da Joanne Rowling è ricco di luoghi comuni, simile a quello che viene normalmente proposto in quasi tutti i prodotti mediatici. Perché allora analizzare il “medievalismo potteriano”?

Il mondo costruito da J.K. Rowling anche se non è esplicitamente medievale, in ogni caso ha contribuito a plasmare e rafforzare la nostra idea di Medioevo, che seppur mostrato attraverso degli stereotipi, si presenta comunque in una forma nuova e complessa dovuta alla riorganizzazione fatta dall’autrice che ha saputo attingere al nostro immaginario per creare un mondo alternativo in cui tutti, o la maggior parte di noi, sogniamo di vivere.

Giulia Panzanelli

Per chi volesse ulteriori approfondimenti sull’argomento o sull’autrice basta cliccare qui.

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